Il Convegno
HomePage
 

  Relatori Maria Bonet Donato
 


 RELATORI

  Storiografia e ricerca sui Templari nel Regno di Aragona

1. Presentazione.
Il bilancio sulla conoscenza dell’ordine del Tempio nel Regno di Aragona è stato basato sull’accostamento ai principali apporti storiografici, valutandone il contesto che li ha ispirati, le carenze e le possibilità di sviluppo. Tale analisi si completa con l’esplorazione e la riproposizione di temi fondamentali e di problematiche, al fine di evitare una mera descrizione, sebbene critica, della bibliografia. A tal fine si sono individuate linee e proposte di ricerca relative all’inserimento dell’Ordine del Tempio nel processo della conquista cristiana, della formazione, amministrazione ed economia delle commende e ai rapporti di potere tra i templari, la monarchia, la nobiltà e gli altri settori della società. Ci si pongono dunque delle domande, ipotesi di lavoro o interpretazioni alternative alle spiegazioni esistenti, che servono a constatare la necessità di rinnovamento degli studi sui Templari e sugli ordini in generale.

2. La storiografia: dalla idealizzazione alla realtà della storia dei Templari.
La storia del fenomeno delle crociate e la storia degli ordini militari come una delle sue principali manifestazioni è divenuta un tema molto trattato a partire dagli anni cinquanta del XX secolo, ed in particolar modo nell’ultimo decennio. La bibliografia sui Templari è cresciuta in maniera significativa, ma senza comportare miglioramenti qualitativi o sforzi di originalità, approdando spesso, vice versa, a modalità giustificazioniste fino a partecipare alla mitizzazione di cui l’ordine è stato oggetto. Accanto a questa visione ‘idealizzante’ si scopre una percezione negativa della storia legata ai fenomeni militari, che nel caso della storia catalana si è tradotta in una scarsa attenzione alla storia della guerra nel medioevo o agli ordini militari, che permette di spiegare come ancor oggi il libro più importante, completo ed aggiornato sopra i Templari sia Alan J. Forey, The Templars in the Corona de Aragón, Oxford, 1973, il quale, e ciò è molto significativo, non è mai stato tradotto dall’inglese. Nonostante tale situazione, esiste una qualche tradizione ed una produzione eterogenea sugli ordini militari, sebbene l’attenzione prestata alla storia dei Templari è stata diseguale ed irregolare in Catalogna, Aragona e Valencia, dove non sono stati oggetto della necessaria attenzione, a causa di una recente ripresa storiografica scarsamente innovatrice. Tale situazione esige maggior sviluppo nella conoscenza dei Templari, esplorando e sfruttando meglio l’approccio analitico, comparativo e referenziale. L’inizio degli studi moderni e scientifici sui Templari e gli Ospitalieri risale alla fine del XIX secolo e si prolunga per i primi 20 anni del secolo XX. In tale processo è opportuno rilevare due grandi ambiti: le edizioni di fonti ed i primi apporti della storiografia positivista e degli studi sull’architettura. Gli studi sui Templari nel Regno di Aragona si riattivarono in maniera importante a partire dagli anni cinquanta e sessanta. Si consolidava l’ottica regionalista, che non corrispondeva alla realtà dell’istituzione, la cui straordinaria centralizzazione aveva come massima dignità il Maestre de Aragón y Cataluña – 1240 –, che controllava i territori del Regno di Aragona e della Navarra. Dagli anni sessanta cominciarono ad apparire i primi studi di orientamento generalista, ma con un taglio molto superficiale, e soprattutto studi sulle commende e sui castelli templari, che divennero una delle principali linee investigative. Tale recupero incontrò un impulso significativo e, per certi versi, definitivo, nella celebrazione di tre congressi che accolsero lavori diversi sugli ordini militari relativi al Regno di Aragona, e che hanno segnato il momento culminante e di maggior peso nella formazione di una certa scuola e di determinate correnti. Il primo incontro scientifico, conosciuto come Congreso Internacional hispano-portugués sobre las órdenes militares en la Península durante la Edad Media, si celebrò nel 1971 sotto la direzione di E. Sáez, che aveva creato un centro di studi medievali del Consejo Superior de Investigaciones Científicas o CSIC in Barcellona, da dove diede impulso agli studi sugli ordini militari. Questa attività si sommava al lavoro di pubblicazioni sul tema già intrapreso dallo CSIC di Madrid a partire dagli anni cinquanta, che mostra come l’interesse per questa tematica traesse impulso dai centri di promozione e irradiazione del pensiero e dell’impegno storiografico del regime franchista, e che ha segnato fino ad oggi, direttamente o indirettamente, buona parte degli studi sugli ordini militari. Così, nell’ambito del Regno d’Aragona, si affrontò la tematica nel congresso Les primeres jornades sobre els ordes religioso-militars als Països Catalans (segles XII-XIX), tenutosi a Montblanc nel 1985, senza comportare, tuttavia, cambiamenti significativi rispetto alla tradizione anzidetta; i contenuti furono diseguali ed alcuni mediocri. Nel medesimo anno l’architettura templare si inseriva negli studi dell’arte medievale catalana, per merito, anzi tutto, di N. Dalmases e A. Pitarch e, nella prima intuizione, di J. Fuguet. Si diede anche impulso agli interventi archeologici, come quelli di Miravet, senza, tuttavia, che questa attività fondamentale abbia ottenuto l’opportuna continuità. Ciononostante sono stati fatti alcuni scavi nell’ambito del consolidamento di monumenti, che hanno permesso di salvare un patrimonio architettonico imponente, ma in pessime condizioni. In questo senso, è opportuno sottolineare gli sforzi che sono stati fatti nel restauro di tali complessi monumentali.
La preoccupazione per la conservazione del patrimonio si è completata nell’ultimo decennio con l’edizione di magnifici cartulari e di altra documentazione, che offre ricche informazioni per spiegare aspetti basilari dei Templari nel Regno, come le origini, lo sfruttamento e gestione delle commende e la situazione dei beni templari al momento del loro incameramento. In questo periodo si sono prodotte diverse iniziative che hanno perfezionato o ampliato le conoscenze sulla storia delle commende, mentre altre hanno puntato l’obiettivo su temi specifici, che tuttavia, in molti casi, non offrono interpretazioni dirimenti. Risalta lo sviluppo di tematiche specifiche, come quella relativa alle comunità mussulmane sotto il governo dei Templari che ha proposto P. Ortega per le precettorie delle terre dell’Ebro. Ciononostante, gli studi relativi alle commende ed ai castelli templari sono carenti della necessaria contestualizzazione, disattendendo, perciò, l’inserimento della loro storia nel contesto tematico degli ordini militari ed anche, assai spesso, in ordine ad altri processi storici specifici. La democrazia ha permesso in Spagna di colmare debiti storici con la conoscenza del passato dei luoghi e con il recupero del patrimonio documentario e monumentale, ma la transizione ha comportato il mantenimento di posizioni che si erano create e sviluppate negli ultimi tempi della dittatura, senza che si sia ancora visto un autentico rinnovamento degli studi sui Templari, fatti salvi i diversi apporti di A. Forey. La mancanza di progresso in questo ambito non si può attribuire unicamente alle tradizioni storiografiche spagnola o catalana già riferite, quanto alle caratteristiche generali degli studi sulle crociate e degli ordini militari, che si situano in un terreno in cui la storia-giustificazione o idealizzatrice è stata eccessivamente egemonica, a danno di un approccio più onnicomprensivo e critico.
Il problema di una storiografia in larga misura conservatrice non può tuttavia svalutare il credito di alcuni studi sui Templari, che hanno enormi potenzialità, dato che la storia di questi è un’ottima espressione delle caratteristiche della società del pieno medioevo in molte delle sue manifestazioni, ed in particolare di alcune innovazioni nell’organizzazione sociale, economica e dei poteri in tale periodo. In tal modo, tale storia va legata a quella delle grandi espansioni dell’Occidente feudale, e in una terra come quella spagnola dove questo fenomeno si intensificò e fu massimo durante i secoli XII e XIII, gli ordini militari acquisirono una funzionalità ed una organizzazione di grande rilievo. È pertanto fondamentale comprendere perché apparvero, come si vincolarono all’aristocrazia e come raggiunsero un legame speciale con la monarchia, quale spazio occuparono e come lo fecero, tramite quali formule economiche riuscirono a concentrare proprietà e risorse e con quale fine ciò avvenne, e molte altre attività che ci pongono davanti ad uno dei fenomeni emblematici del pieno medio evo.

3. L’introduzione ed il consolidamento dei Templari del Regno d’Aragona.
Oltre alle cause generali, gli inizi degli ordini militari si collegano alla specificità difensivo/offensiva che fu la chiave della loro diffusione nei regni cristiani peninsulari, ed in concreto della feudalizzazione dei territori meridionali dell’Aragona e della Catalogna. In tal modo i Templari e gli Ospitalieri furono i signori più importanti nei territori più avanzati di Catalogna e Aragona ed ebbero un potere notevole nel regno di Valencia, in conseguenza dello sviluppo e della esecuzione dell’idea delle crociate. Come è noto, l’espansione cristiana nella penisola iberica segnò la storia medievale del pieno e basso medioevo, e gli ordini militari sono una manifestazione di tale processo. L’introduzione dei Templari nelle terre aragonesi e catalane, inoltre, è vincolata al collegamento col Mezzogiorno francese, di grande influenza templare, con le terre dell’oriente latino e con altri ambiti del Mediterraneo.
I poteri politici, e in particolare gli effetti del testamento del re aragonese Alfonso il Contendente, concretati nelle azioni del conte di Barcellona, Ramón Berenguer IV, costituirono i motivi determinanti nell’introduzione dei templari, così come degli Ospitalieri. Un tale inizio era preludio di uno stretto e speciale collegamento tra la monarchia ed i monaci, e le loro relazioni costituiscono uno dei temi chiave nella comprensione dello sviluppo degli ordini militari. Ramón Berenguer IV (1131 – 1162) intervenne in maniera determinante nell’esecuzione del testamento di re Alfonso, che aveva consegnato il regno agli ordini militari; ne ottenne il dominio come consorte e principe di Aragona e successivamente ottenne l’unificazione dei territori catalani e aragonesi nelle mani di suo figlio. L’azione del conte di Barcellona nei confronti degli istituti militari fu pertanto totalmente condizionata dal fine di raggiungere il potere nel regno vicino, sebbene come principe.
Le donazioni dell’aristocrazia e del conte generarono le prime unificazioni patrimoniali, da cui i monaci incrementarono i primi domini con l’incorporazione di proprietà prossime, tramite un processo di assorbimento che rispondeva al processo di ‘razionalizzazione economica’ orientato a riunire patrimoni in un medesimo ambito, il cui risultato fu la fissazione di nuove dipendenze interpersonali tra la popolazione e gli ordini militari.
La partecipazione militare dei Templari alla conquista della Catalogna Nuova si tradusse nelle donazioni di Tortosa, Lérida e Miravet. Le donazioni effettuate da Ramón Berenguer IV nelle terre catalane dell’Ebro furono le più importanti della sua attività di benefattore, ulteriormente ampliate da suo figlio, Alfonso il Casto (1162 – 1196). Esse, inoltre, cancellarono compromessi e impegni presi prima della conquista, ed anche donazioni posteriori, come accadde con la formazione delle commende di Miravet, Adcó e Horta; altrettanto avvenne con gli Ospitalieri a Ulldecona e Amposta. In tal modo la monarchia si avvalse degli ordini militari e del loro concorso per organizzare una prima feudalizzazione, che non sempre funzionò come previsto, anche se le specificità degli istituti militari potevano risolvere meglio le iniziative di dominazione feudale. Un tema importante, che ancora offre possibilità di studio, è l’impatto della formazione di questi domini in un territorio conquistato agli andalusi. È quindi opportuno sottolineare come le commende più importanti si formarono in queste regioni ed avevano un castello nel centro, che rappresentava il luogo preminente, e che nella maggior parte dei casi già esisteva al tempo dei mussulmani come fortificazione militare o husun, come Gardeny, Miravet, Tortosa, Ascó e, più tardi, Xivert.
Nonostante la continuità nella scelta dei centri di potere rispetto all’epoca mussulmana, anche in relazione alle fortificazioni, le novità costruttive apportate dai Templari rispondevano all’idiosincrasia dei loro domini, autentici baluardi nei territori conquistati, che, come Miravet, continuarono ad occupare una posizione di frontiera per molto tempo. Inoltre, come nuclei delle commende, concentravano le risorse, e tale capacità di riscossione rappresentava una novità rispetto a molte situazioni precedenti, nel medesimo ambito feudale ed anche contemporanee, considerando che tali ordini ed il Cister si impegnarono nella salvaguardia della nuova economia signorile. In questo senso si evidenzia l’enorme capacità di acquisto, lo sviluppo di una economia dominicale che combinava la decentralizzazione amministrativa con un’enorme concentrazione di risorse e si basava su produzioni agrarie con orientamento mercantile così come sulla combinazione tra domini rurali e urbani, che rifletteva la complessità di un’economia di produzione agraria e di guadagno vincolata alle principali città e centri mercantili.
I Templari ottennero grandi domini in una regione amplissima, che attraversava i margini meridionali della Catalogna e dell’Aragona, e permise alla monarchia di superare la frattura e la conflittualità con i signori feudali, che assieme alla loro attività militare li convertì in uno strumento idoneo e necessario per ottenere la soggezione delle popolazioni mussulmane sottomesse così come di quelle cristiane incorporate in queste terre di frontiera. Nella Ribera dell’Ebro come in quella del Segre, con la sua grande commenda di Lérida, l’incremento patrimoniale dei Templari fu straordinario tra gli anni sessanta del XII secolo e lo stesso decennio del XIII, ma non fu da meno in altri luoghi meno avanzati come Huesca, dove svilupparono una notevole attività di acquisto e, in altri casi, di incorporazioni forzose.

4. Le relazioni di dipendenza e di potere dei Templari.
La feudalizzazione degli spazi conquistati fu particolarmente importante, dato che comportava la sostituzione delle forme di organizzazione sociale andaluse con quelle feudali; incontriamo la posizione di storici che evidenziano come la feudalizzazione abbia distrutto le forme di produzione e sfruttamento dei mussulmani. Ciononostante, sono dell’opinione, difesa da meno autori, che i signori feudali tentarono di riutilizzare quelle condizioni territoriali, sociali ed economiche dei conquistati che non ostavano al nuovo sistema, senza con ciò voler distogliere l’attenzione dalla brutalità della conquista. Naturalmente, la sottomissione e dominazione senza frattura spiegherebbe il progresso di Templari e Ospitalieri nelle regioni conquistate a discapito della classe aristocratica laica più instabile, e specialmente negli ambiti in cui rimasero relegati contingenti di contadini mussulmani impegnati nello sfruttamento delle proprietà.
La popolazione mussulmana fu effettivamente sottomessa, schiavizzata ed espropriata, ma i signori, in questo caso i Templari, svilupparono con essa relazioni differenziate, e così ci furono nelle loro proprietà prigionieri-schiavi, affittuari, pochissimi proprietari ed i conosciuti come echaricos o dipendenti forzati al lavoro agrario, che contribuirono al trasferimento e pertanto alla continuità delle forme di sfruttamento precedente. Una tale varietà di condizioni tra i sottomessi ebbe uno sviluppo parallelo o simile tra le popolazioni di contadini dipendenti cristiani. La molteplice situazione della popolazione dipendente rispondeva ad un programma di ottimizzazione delle risorse economiche che si basava su di una organizzazione generale e diversificata del lavoro, ed aveva il suo corollario nel sistema di captazione delle rendite, in cui entrambe le formule servivano per garantire gli introiti. Questo modello si impostava, in questa epoca, soprattutto nelle grandi proprietà.
Vale la pena sottolineare come i Templari si impegnarono assai precocemente nell’inserimento dei cristiani nelle loro proprietà urbane, come quelle di Lérida, Tortosa o Monzón, mentre nelle vicine commende dell’Ebro non intrapresero tale politica fino alla fine del secolo XII e gli inizi del XIII. In queste si mantenne un buon numero di mussulmani, ed alcune comunità sopravvissero fino all’espulsione del 1609, e ciò permette di individuare una strategia signorile diversa tra città e campagna. Le condizioni imposte ai mussulmani furono più rigide di quelle fissate per i cristiani, e li si sottomise con rendite specifiche e differenziate, con una chiara finalità segregatoria.
I templari stabilirono vincoli con membri privilegiati delle comunità contadine, che furono gli intermediari tra loro e la popolazione rurale e che costituirono autentiche oligarchie rurali. Alcuni di questi ottennero i contratti agrari o establecimientos, e le cartas de población, che li confermava nella condizione di intermediari nella gestione agraria.
Il patrocinio della monarchia sugli ordini militari rappresenta senza dubbio una delle chiavi per comprendere non solo l’enorme espansione territoriale, ma anche il consolidamento economico, a partire dai privilegi fiscali, come quelli che riguardavano la tassazione per la circolazione di persone o mercanzie. Dalla metà del secolo XIII, in conformità all’arresto della conquista, le relazioni tra la monarchia ed i Templari manifestarono le prime divergenze, ed alla fine del secolo si incontrano i primi interventi significativi sul loro patrimonio, che preludevano al grande processo di soppressione. La riorganizzazione delle relazioni tra la monarchia e gli ordini militari si protrasse nel tempo e ad opera di Jaime II (1291 – 1327), che intraprese il processo di dissoluzione dei Templari e creò un nuovo ordine, conosciuto come Santa Maria de Montesa, per evitare che gli Ospitalieri acquisissero un potere monopolistico su alcune regioni, sebbene incorporò i beni templari in Aragona e Catalogna.

5. Conclusioni.
La storia dell’ordine del Tempio ci accosta agli aspetti più significativi della storia del pieno medioevo, come gli inizi del movimento di espansione europea, l’esplosione della società feudale e la comparsa delle economie dominicali mature che generarono la prima accumulazione di capitali. Ciononostante, la ‘modernità’ o il ruolo di precursore che possiamo attribuire allo sviluppo dei Templari contrasta con una storiografia positivista o storicista, più prossima alla cronaca che alla storia analitica e critica e vicina, vice versa, alla storia-giustificazione.
Nonostante questa situazione riguardi buona parte degli studi sull’ordine, si è percorso un importante cammino nel fissare le evidenze principali nella storia dei Templari nel Regno di Aragona, che ha avuto il suo corollario nel recupero del loro spettacolare patrimonio. Le principali costruzioni dell’ordine che si trovavano in condizioni precarie sono state consolidate, restaurate ed alcune sono aperte al pubblico. In tal modo l’immagine precedentemente fantasmagorica o di abbandono dei castelli ha ceduto il passo a imponenti fortezze, uniche nel loro territorio, che sono un’ottima introduzione al potere, al dominio ed alla concentrazione di ricchezza raggiunti dai monaci. In maniera analoga la ricerca storica deve permetterci di estrarre i Templari da ambienti vaporosi, magnificati o idealizzati, per indagare la storia di cavalieri che conquistarono e dominarono cristiani e mussulmani, ed elaborarono formule di organizzazione sociale ed economica che rappresentarono l’avanguardia del rinnovamento del sistema feudale nel pieno medioevo.

 


MILITES TEMPLI

Home / Convegno / Relatori / 
www.cittàininternet.it