Il Convegno
HomePage
 

  Relatori Gaetano Curzi
 


 RELATORI

  I Templari e la pittura monumentale: vecchi problemi e nuove considerazioni

La trattazione degli apparati pittorici in contesti monumentali riconducibili ai Templari deve necessariamente misurarsi con l'irrisarcibile perdita della decorazione dei grandi insediamenti ultramarini, ridotti in stato di ruderi - anche se in alcuni casi assai imponenti - dalle vicende belliche che accompagnarono la dissoluzione dei regni Latini d'Oriente, aggravate nella maggior parte dei casi da una discontinuità funzionale o da un plurisecolare abbandono.
Ben diversa è invece la realtà del continente europeo dove è già stato individuato un gran numero di commende che conservano più o meno estesi programmi pittorici. Si tratta tuttavia quasi esclusivamente di insediamenti agricoli, poiché i prestigiosi complessi cittadini, con i loro vasti edifici residenziali e di culto, che pure sopravvissero in molti casi alla soppressione del Tempio, vennero in seguito sacrificati nella modernizzazione del tessuto urbano.
I più antichi casi di decorazione parietale conservati risalgono dunque alla seconda metà del sec. 12° e trovano un primo ed evidente elemento di continuità nella stesura di un intonaco a commessure dipinte ad imitazione dell'apparecchio murario, caratterizzandosi per un'opzione essenziale, che sembrerebbe tuttavia prescindere dalla loro collocazione in contesti rurali ma piuttosto riflettere una scelta consapevole, per alcuni esiti analoga a quella compiuta negli stessi anni dai Cistercensi.
Il rivestimento a finti conci più che un semplice sistema di finitura delle pareti divenne così una sorta di tema guida della decorazione, assecondando le partiture architettoniche e la modulazione della superfici muraria e ordinando entro il suo reticolo geometrico un repertorio ricorrente di motivi ornamentali e segnici come croci, fiordalisi, gigli e stelle ecc.
Queste scelte minimali vennero in seguito aggiornate o sostituite da interventi più articolati che tuttora presentano programmi iconografici complessi che tuttavia mostrano una significativa insistenza su temi legati all'attività dell'ordine. Un riscontro eccezionale è fornito dalla notissima decorazione della c.d. cappella di Cressac (Charente), che conserva, tranne nella parete meridionale, un complesso pittorico pressoché integro, incentrato sulle gesta dei cavalieri e dei loro ideali precursori.
Una ulteriore evoluzione nella complessità dei contenuti trattati si osserva a Montsaunès (Haute-Garonne) dove l'ampia nave della cappella è rivestita di una decorazione quasi esclusivamente giocata sull'uso dell'ocra rossa su intonaco chiaro, restituendo una bicromia che riecheggia l'alternanza dei materiali costruttivi e allude probabilmente alla divisa dell'ordine.
All'interno di una griglia costituita da architetture dipinte e raffigurate si dispongono, secondo una logica di difficile decrittazione, un repertorio inesauribile di iconemi quali croci, crismi, fioroni e di elementi simbolici tratti dalla zoologia fantastica, nonché scene di caccia, il Giudizio Finale, Adamo ed Eva, ed una galleria continua di Profeti, Apostoli e Santi all'attacco della volta.
La copertura a sua volta ripropone, entro un cielo stellato, complesse combinazioni di dischi, crismi e astri, suggerendo che l'intero complesso costituisca una sorta di gigantesca cosmografia e che i reticoli e le fantasiose intersezioni di figure piane presenti compongano diagrammi analoghi a quelli usati nella decorazione dei manoscritti astrologici.
L'uso di schemi grafici ricorre, in particolare sull'arcone, anche in S. Bevignate a Perugia che conserva resti imponenti di un articolato cantiere pittorico avviato probabilmente intorno al settimo decennio del sec. 13°, in sequenza rispetto alla fabbrica architettonica.
L'affollarsi di soggetti agiografici, devozionali, teofanici e soteriologici entro una modulazione parietale rigorosamente scandita da corsi di conci dipinti, cornici geometriche ed elementi segnici trova però un tratto semantico unitario nell'enfasi con cui viene rappresentata la minaccia musulmana e l'impegno profuso dai T. nel contrastarla, esplicitato dalla battaglia della controfacciata.
La decorazione, malgrado l'apparente eterogeneità, mostra dunque come il coinvolgimento della commenda perugina nei fermenti religiosi e nei percorsi cultuali della città, ovvero pratiche di flagellazione e canonizzazione di Bevignate, non impedisse di riassorbire tali stimoli entro un programma che per tematiche e scelte formali si qualifica come specificamente templare.
Accanto a questi tre capisaldi interessanti testimonianze sono documentate o sopravvissute in altre commende, in particolare nel territorio francese (Artins, Paulhac, Metz, Montbellet, ecc. ).
Una valutazione complessiva di questo materiale consente dunque di rintracciare, malgrado le evidenti diversità dovute a cronologie differenziate e a stretti legami con le specifiche produzioni regionali, alcuni tratti unitari, sia nel soggetto che nello stile, in entrambi i casi riconducibili alla comune committenza templare.

 


MILITES TEMPLI

Home / Convegno / Relatori /  
www.cittàininternet.it