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Bernardo di Clairvaux teorico del
bonum certamen
Un convegno dedicato alla storia dell’Ordine templare non può certo esimersi dall’affrontare una delle questioni anche storiograficamente più discusse, vale a dire il rapporto tra questa singolare
militia di monaci-cavalieri e il loro più influente sostenitore, Bernardo di Clairvaux (1090-1153). L’abate cistercense è infatti passato alla storia come l’artefice del loro successo, protagonista indiscusso del concilio di Troyes (1129) che legittima la trasformazione della
fraternitas templare in ordo, nonché autore di un celebre
exhortatorius sermo, il De laude novae militiae
(1129).
Anche la storiografia più recente ha evidenziato questo ruolo.
Se allora appare certo il coinvolgimento di Bernardo negli esordi dell’Ordine del Tempio, restano ancora da valutare i motivi di questa sua scelta. Una scelta che era peraltro rischiosa anche perché poneva esplicitamente la questione della guerra, o meglio dell’uso della forza da parte di un cristiano che nel caso templare ambiva anche a consacrarsi alla vita religiosa. L’intento del
De laude è appunto quello di specificare il significato del
bonum certamen. A tal fine, l’abate si riferisce alle elaborazioni canonistiche dell’XI secolo (Ivo di Chartres e Anselmo da Lucca), a loro volta basate sulla teoria del
bellum iustum definita da Agostino d’Ippona. Ciò comunque non pregiudica l’originalità del pensiero di Bernardo, all’interno del quale si inserisce il famoso e tanto discusso concetto di
malicidio. L’analisi del De laude consente di evidenziare il significato e l’originalità della tematica militare che vi è presentata ma anche, o forse soprattutto, di svelare i motivi che indussero l’abate a sostenere con decisione la causa templare. La possibilità di orientare l’esuberante dinamismo dell’aristocrazia cavalleresca in una prospettiva di
conversio religiosa era ai suoi occhi tanto più meritoria se indirizzata alla difesa della Terra Santa.
Conversio cavalleresca e tutela dell’eredità della prima crociata sono i due temi principali su cui si sviluppa la riflessione di Bernardo nel
De laude. Questi temi sono a tal punto importanti che lui stesso non esiterà a riproporli allorquando predicherà la seconda crociata (1146-1147). In questa occasione, avrà tra l’altro modo di ritornare sulla questione della guerra riprendendo le argomentazioni del
De laude con l’ormai tradizionale specificazione di principi e condizioni, la più importante delle quali è la situazione di
necessitas. E la crociata è per l’abate una
necessitas non solo perché offre ai milites una nuova occasione di
poenitentia ma anche perché è volta a tutelare l’eredità storica e geografica del popolo cristiano. Il tema della Terra Santa come patrimonio di Cristo, così poco evidenziato anche negli studi più recenti, è in realtà davvero centrale per comprendere la riflessione di Bernardo e i motivi che lo spinsero a lasciare la pace del chiostro per inserirsi nella tumultuosa vita del
saeculum a fianco dei templari e dei crociati.
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